lunedì 25 gennaio 2016

VERONIKA


Veronika decise di andare a letto, ma Eduard era sempre lì in piedi, accanto al pianoforte. "Sono stanca, Eduard. Ho bisogno di dormire."
Avrebbe voluto continuare a suonare per lui, estraendo dalla memoria anestetizzata tutte le sonate, i requiem, gli adagi che conosceva, perché Eduard sapeva ammirare senza pretendere nulla. Ma il suo corpo non ce la faceva più.
Lui era davvero un bel ragazzo! Se fosse uscito un po' da quel suo mondo e l'avesse guardata come una donna, per lei le ultime notti sulla terra avrebbero potuto essere le più belle della vita, perché Eduard era l'unica persona in grado di capire che Veronika era un'artista. Con quell'uomo, aveva creato un tipo di rapporto mai instaurato con nessuno: attraverso l'emozione pura di una sonata o di un minuetto.
Eduard era l'uomo ideale: sensibile, educato... Aveva distrutto un mondo privo di interesse per ricrearlo nella propria mente, con altri colori, personaggi, storie. E questo nuovo mondo includeva una donna, un pianoforte e una luna che continuava a crescere.


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