sabato 19 dicembre 2015

IL MANCATO RISPETTO DEL DIRITTO COSTITUENTE DELL’UOMO


“L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore”. (Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente).

“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”. (Piero Calamandrei).

La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale e fondativa dello Stato italiano. Fu approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947. Fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948.

Il 2 giugno 1946 si tennero in Italia le prime elezioni in cui ebbero diritto di voto tutti i cittadini e per la prima volta anche le donne che avessero compiuto 21 anni di età.
Nello stesso giorno si votò sia per il referendum istituzionale, che fu vinto dalla Repubblica con uno scarto di circa 2 milioni di voti, sia per eleggere l’Assemblea Costituente a cui fu affidato il compito di redigere la Costituzione dello Stato italiano.
L’assemblea, composta di 556 deputati per la maggior parte appartenenti ai partiti di massa (Dc, Pci e Psiup), si riunì in prima seduta il 25 giugno 1946 a palazzo Montecitorio, con Giuseppe Saragat alla Presidenza. Come suo primo atto, il 28 giugno elesse Enrico de Nicola Capo provvisorio dello Stato.
All’assemblea, oltre a stendere il nuovo testo costituzionale, furono conferiti i poteri di approvare le leggi elettorali e autorizzare la ratifica dei trattati internazionali, mentre il Governo, che con essa aveva un rapporto fiduciario, doveva trasmettere tutti i disegni di legge (salvo quelli di massima urgenza), in modo che essa potesse decidere di volta in volta quali deferire a propria deliberazione.

La Costituzione è composta da 139 articoli (di cui 5 articoli sono stati abrogati: 115; 124; 128; 129; 130), divisi in quattro sezioni:
  • Principi fondamentali (artt. 1-12);
  • parte prima, diritti e doveri dei cittadini (artt. 13-54);
  • parte seconda, concernente l’ordinamento della Repubblica (artt. 55-139);
  • 18 disposizioni transitorie e finali, riguardanti situazioni relative al trapasso dal vecchio al nuovo regime e destinate a non ripresentarsi.

La Costituzione italiana è scritta, rigida e lunga.
Scritta: la Costituzione è un testo legislativo scritto.
Rigida: con ciò s’indica che da un lato è necessario un provvedimento parlamentare aggravato per la riforma dei suoi contenuti (non bastando la normale maggioranza), e dall’altro che le disposizioni aventi forza di legge in contrasto con la Costituzione devono essere rimosse con dei procedimenti innanzi  alla Corte Costituzionale.
Lunga: la Costituzione contiene disposizioni in molti settori del vivere civile, non limitandosi a indicare le norme sulle fonti del diritto.

La Costituzione mette l’accento sui diritti economici e sociali e sulla loro garanzia effettiva.
I principi fondamentali della Costituzione sono:
- PRINCIPIO PERSONALISTA
- PRINCIPIO PLURALISTA
- PRINCIPIO LAVORISTA
- PRINCIPIO DEMOCRATICO
- PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA
- PRINCIPIO DI TOLLERANZA
- PRINCIPIO PACIFISTA

Questa è la nostra COSTITUZIONE, per la quale i partigiani combatterono e morirono per avere pari diritti e dignità, ma oggi sembra che questi diritti non vengono più rispettati o addirittura non esistono più.
Per rinfrescarci la memoria andiamo a leggere solo i primi quattro articoli della Costituzione, che riporto qui sotto.

Art. 1.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.


Come possiamo vedere, questi articoli parlano solo dei diritti dell’uomo, ma vengono rispettati? È rispettato il Diritto Costituente dell’uomo?
I fatti accaduti questi giorni ci dimostrano che sta avvenendo tutto il contrario, basta sfogliare un quotidiano per rendercene conto.
Si passa dallo sfruttamento della prostituzione e di minori, alla vendita di bambini come se fossero merce. Inoltre, abbiamo ancora la disparità tra uomini e donne in ambito lavorativo e persone che lavorano in nero, ma ancora più gravi sono i fenomeni di violenza e razzismo e i casi di bullismo nelle scuole, ecco alcuni esempi:

-       TRATTA DI ESSERE UMANI SCOPERTA A PERUGIA. Favorivano l’ingresso di clandestini e li sfruttavano, una trentina gli arresti per un’operazione della Polizia. (Telegiornale).
-       PRESA BABY GANG, 24 DENUNCE. Ma i genitori invece di punirli se la prendono con i poliziotti. (Il Giornale dell’Umbria del 7 agosto 2008).
-       BULLISMO, LE STRATEGIE PER FRONTEGGIARLO. La Conclusione: “Dietro ai soggetti a rischio ci sono un disagio e una forte carenza educativa”. (Il Giornale dell’Umbria del 1° ottobre 2008).
-       “CHE PIACERE PESTARTI”. E Maroni chiama il Prefetto. Parma, il caso del ragazzo ghanese che accusa i vigili di razzismo. (La Nazione del 2 ottobre 2008).
-       DAGLI EBREI AGLI EXTRACOMUNITARI. Amato: è allarme razzismo in Italia. “Più che la religione oggi a dividere è il colore della pelle, la lingua e le tradizioni”. (La Nazione del 2 ottobre 2008).
-       HANNO INSEGUITO UN RAGAZZO, L’HANNO UCCISO A SPRANGATE URLANDO SPORCO NEGRO, SOLO PER AVER RUBATO UNA CONFEZIONE DI BISCOTTI, MA C’È CHI SOSTIENE CHE NON È XENOFOBIA. (Anna, ottobre 2008).

Che cosa sta succedendo alle persone? Da che cosa può derivare tanta malvagità verso i propri simili, anche se hanno un colore della pelle, una lingua o delle tradizioni diverse?
Forse ci dobbiamo convincere e capire pienamente che i fenomeni migratori in Europa non sono solo uno spostamento d’individui, ma è in corso una risistemazione della popolazione del mondo guidata da fattori economici demografici e politici destinata a perdurare non solo nel medio, ma anche nel lungo periodo.
Sviluppo economico internazionale diseguale, crescente divaricazione tra aree di benessere e aree di miseria, boom demografico dei paesi poveri e denatalità di quelli più industrializzati, guerre e conflitti etnici e religiosi sono il motore di questo fenomeno.
I fenomeni di questa portata però non si arginano fortificando i confini, ma si governano.
L’avvento di una società multietnica non è una scelta, ma il futuro dell’Europa. Il problema, la scommessa dei singoli stati nazionali e dell’Europa nel suo insieme riguarda le modalità di attuazione di questa società e quindi il rispetto dei diritti dell’uomo.

Ciò che rende centrale la questione dei diritti dell’uomo è che questi diritti sono stati stabiliti 60 anni fa da una Costituzione che ancora oggi è considerata attualissima, ma ancora oggi, dopo 60 anni ci troviamo ad affrontare un problema che non dovrebbe esserci in una società “evoluta” come la nostra.

Questo fu scritto nel 2008, sono trascorsi d'allora 7 anni, ma viviamo ancora nella medesima situazione!


BIBLIOGRAFIA

SITI INTERNET:
-       www.wikipedia.it
RIVISTE:
-       Il giornale dell’Umbria
-       Il Corriere dell’Umbria
-       La Nazione
-       Anna ottobre 2008
ALTRE FONTI:
-       Codice Civile e normativa complementare, 2006

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